La paura e la morte

Ho smesso di avere paura della morte molto presto, quando verso i sette anni subii un brutto
incidente automobilistico e rimasi sospesa per poco in quella realtà così quieta. Dopo di allora altre paure ebbi da superare la paura dell‘abbandono, quella di non sentirmi capita e considerata, della precarietà lavorativa, la perdita dell’amore e la solitudine,…tanta solitudine.

Questi ricordi oggi mi sembrano così illogici.

Quando trovi Dio tutto ha un senso, niente più ti turba e tutto è perfetto. È un continuo a morire per rinascere, un eterno movimento senza fine e la morte non esiste più. Il destino guida chi acconsente e trascina che si oppone.

C’è una bellissima preghiera di San Tommaso d’Aquino che recita.:

“Signore, ti prego,
aiutami a cambiare le cose che posso cambiare

e aiutami ad accettare quelle che non posso cambiare
ma soprattutto ti chiedo di farmi capire la differenza tra le due”.

I destino e il libero arbitrio si intrecciano nel formare questo viaggio chiamato a vivere.
Riuscire a comprendere qual è il momento di agire o di accettare è l’antico enigma dell’uomo. In entrambi i casi porteremo nel nostro zaino un’esperienza positiva o negativa che sia essa è sempre più di niente Ora hai imparato a cadere bene rialzati e continua a camminare.

Se credi che tutto continua mutando forma con un’altra esperienza in un continuo rinascere, allora la morte non ha più senso.E’ come un filo d’erba di primavera, in primavera si continua
a vivere.

Colui che crede ha seppellito da tempo la morte. Per questa persona esiste solo l’eterno presente.